Diastasi dei retti addominali: la protesi è sempre necessaria?
Se la diastasi dei retti è particolarmente marcata con una dilatazione eccessiva dello spazio tra i due retti o la parete muscolare presenta un indebolimento con o senza presenza di ernie, l’intervento di riparazione non può limitarsi a un riavvicinamento e sutura dei due lembi muscolari, ma si rende necessario l’inserimento di una protesi o rete a sostegno e a copertura della parete addominale.
Che cosa sono le protesi o reti per la riparazione della diastasi dei muscoli retti?
Le protesi o reti sono dei “fogli” simili a pezzi di tessuto biocompatibili (possono cioè essere inseriti nel corpo umano senza pericolo di rigetto) che possono essere di origine sintetica o biologica.
Le reti di origine sintetica sono prodotte artificialmente in laboratorio e sono effettivamente paragonabili a un tessuto vero e proprio formato da fili di diverso materiale intrecciati per andare a formare protesi, con pesi, trame, dimensioni e forme differenti. Questi materiali possono essere non riassorbibili, parzialmente o addirittura completamente riassorbibili. Una volta impiantate, queste protesi vengono abitate dalle cellule del nostro organismo e diventano tutt’uno con i nostri tessuti, rendendoli più forti e resistenti.
Le protesi biologiche sono di più recente introduzione: in questo caso sono derivate da tessuti animali, lavorate in laboratorio con differenti e complessi procedimenti che permettono di eliminare la parte cellulare dei tessuti e lasciare intatta la componente extracellulare che funge, una volta che sono impiantate nell’organismo umano, da impalcatura per le nostre cellule che iniziano ad abitarle e contemporaneamente riassorbirle. Nel giro di qualche mese quindi le protesi biologiche sono completamente scomparse lasciando il posto ad un nuovo tessuto del paziente.
Protesi Biologica
Protesi Sintetica Ultraleggera
Quando è indispensabile utilizzare una rete o protesi per riparare una diastasi dei muscoli retti (o un floppy abdomen)?
Ritorniamo per un momento al paragone con i tessuti dei nostri abiti. Cosa facciamo se troviamo un buco nel nostro golfino preferito? Se il buco è piccolo e la lana intorno al difetto sembra ancora intatta possiamo ancora rammendarlo con ago e filo, ma se invece ci rendiamo conto che la trama del tessuto intorno al buco è ormai logorata e che il difetto si allarga ogni volta che indossiamo il golfino, allora forse è il caso di metterci una toppa.
Il chirurgo decide di inserire una protesi nella nostra parete addominale valutando il caso di volta in volta, in base alle dimensioni della diastasi, alla presenza o meno di eventuali ernie epigastriche o ombelicali, in base al grado di logorio dei tessuti che costituiscono la parete addominale e, come un sarto, nel caso in cui decida di utilizzare una rete, scegli il tessuto più adatto per foggiare l’abito, lo ritaglia, lo modella, in modo che calzi perfettamente alla paziente.
Essenziale è decidere anche dove posizionare la rete: studi dimostrano che il piano più corretto dal punto di vista del ripristino funzionale della parete addominale è lo spazio retromuscolare, quel piano posteriore rispetto ai muscoli retti. La scelta di posizionare una protesi in tale spazio permette anche di ridurre al minimo possibili complicanze quali sieromi, dolori o la sensazione di avvertire un corpo estraneo.
Nella maggior parte dei casi inoltre questo posizionamento permette di evitare punti di sutura o altri dispositivi per il fissaggio della rete che potrebbero essere loro stessi causa di dolore nel postoperatorio.
